Cosa significa soffrire di intolleranza al lattosio?
Il malassorbimento del lattosio è una condizione molto comune nell’uomo adulto (si stima che riguardi circa il 70% della popolazione mondiale) ed è caratterizzata dalla incapacità più o meno marcata del piccolo intestino di produrre quantità di lattasi (gli enzimi dell’intestino impegnati nella digestione del lattosio) sufficienti a far fronte alla digestione di grandi quantità di lattosio, evento necessario per il suo assorbimento.
Il lattosio che permane indigerito nel lume intestinale può, in alcuni casi, produrre sintomatologia.
La carenza di lattasi o ipolattasia, può essere classificata in tre forme: congenita, primaria e secondaria.
L’ipolattasia congenita
è una condizione rarissima (sono segnalati 40 casi in letteratura) ed associata alla minima attività lattasica dell’epitelio intestinale.
L’ipolattasia primaria
è al contrario la forma più diffusa nella popolazione. L’attività lattasica, massima durante il periodo di allattamento, degrada in epoca successiva fino a raggiungere una quota pari al 5-10% dell’attività iniziale.
L’ipolattasia secondaria
è una condizione molto spesso transitoria, correlata a perdita di capacità di digerire il lattosio in seguito a compromissione del piccolo intestino, come ad esempio in casi di gastroenterite virale, giardiasi o celiachia.
In caso di ipolattasia si possono avere due condizioni: malassorbimento di lattosio, quando una frazione variabile di lattosio non viene assorbito nel piccolo intestino e viene di conseguenza rilasciato nel colon. Tale condizione può essere oggettivamente dimostrata, attraverso la misura della concentrazione di idrogeno nell’aria espirata o di glucosio nel sangue, in seguito a ingestione di un carico di lattosio.
Viene definita invece intolleranza al lattosio quella condizione di malassorbimento che produce sintomi. Questa risposta sintomatica al malassorbimento è legata non solamente alla quantità di lattosio non assorbito (e quindi al grado di ipolattasia), ma anche ad altri fattori, tra i quali spicca l’ingestione di altri alimenti.
La diagnosi di intolleranza viene valutata clinicamente sia in maniera empirica con l’eliminazione del lattosio nella dieta sia, in modo più efficace, con test non invasivi tra cui il breath-test o l’analisi genetica. Nei casi di ipolattasia quindi, la rimozione del lattosio dalla dieta dovrebbe essere considerata esclusivamente in presenza di intolleranza. Tuttavia l’approccio terapeutico comune attuale tende ad escludere il latte e i prodotti lattiero-caseari dalla dieta anche in assenza di una diagnosi certa e in molti casi senza nemmeno un motivo di sospetto.