I mesi trascorsi, passati in casa tra smart working, video-lezioni e compiti, hanno lasciato un segno sul nostro organismo. Abbiamo passato mediamente più tempo davanti a dispositivi elettronici, per lavoro o svago, con l’impossibilità di uscire per dedicarci all’attività fisica. Secondo uno studio italiano1 la distorta percezione del tempo ha portato ad aumentare le ore di sonno rispetto al passato, ma senza una reale sensazione di riposo: nella maggior parte dei casi, le persone si sono dette più stanche e stressate. Inoltre, a causa della ridotta possibilità di sfruttare la luce solare e della mancanza dell’attività fisica, i disturbi del sonno sono andati a braccetto con sintomi psicologici (stress, ansia, depressione).

Si è riscontrata anche una minore attenzione all’equilibrio dei nutrienti nella dieta, andando a delineare un peggioramento del benessere psico-fisico di cui ora iniziamo a percepire gli effetti.

Un quadro sconfortante? Non lasciamoci abbattere! Abbiamo una grandissima alleata in fatto di benessere: la dieta mediterranea. Riconosciuta Bene Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, la dieta mediterranea trova la sua concreta realizzazione in uno schema tanto semplice quanto efficace: la Piramide Alimentare.

La piramide pone alla sua base gli alimenti che devono essere consumati con maggiore frequenza perché ricchi delle sostanze nutritive di cui abbiamo maggiormente bisogno: verdura e frutta di stagione, per l’apporto di acqua, zuccheri semplici e vitamine, le quali reintegrano le sostanze perse con la sudorazione; pane, pasta e cereali (riso, orzo, farro, quinoa e altri) per garantire il giusto apporto di carboidrati complessi, fonte primaria di energia.

È fondamentale inserire nella dieta il latte e i suoi derivati, formaggi freschi e stagionati, yogurt, ricotta, perché ricchi di nutrienti importanti per la salute: vitamine, Sali minerali – in particolare calcio e fosforo – e proteine ad alto valore biologico: tutti elementi necessari in un’alimentazione completa.

Salendo lungo la piramide troviamo gli alimenti da consumare con minore frequenza, sebbene sani e utili all’organismo: carni (compresi i salumi), pesce, uova, legumi: se alternati e bilanciati, forniscono un apporto corretto di proteine ad alto e medio valore biologico, necessarie per la costruzione dei muscoli, soprattutto nella fase della crescita.

A tavola vanno controllati i grassi, per mantenere l’apparato cardio-circolatorio in gran forma. Ecco perché all’apice della piramide si trovano i cibi ad alto contenuto di lipidi: condimenti e dolci, da consumare con parsimonia. Scegliendo in maniera oculata, si possono introdurre nella dieta senza dimenticare la salute: è da prediligere l’olio d’oliva, controllando le dosi, ed è bene scegliere dolci fatti in casa (a base di latte, uova, farina, burro); quando non fosse possibile avere alimenti casalinghi, controlliamo sempre l’etichetta degli alimenti confezionati per conoscerne l’apporto energetico e i grassi contenuti.

Infine, la piramide alimentare ci ricorda di:

  • Bere almeno 6-8 bicchieri di acqua al giorno
  • Svolgere attività fisica regolare (almeno 30 minuti di passeggiata ogni giorno)
  • Suddividere i pasti in 5 momenti chiave (colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena)
  • Rispettare la stagionalità degli alimenti
  • Introdurre sempre un tocco di convivialità e allegria a tavola

Avete fatto scorta di consigli? Ora applicare la piramide alimentare ogni giorno sarà semplicissimo! Grazie al Professor Strampalat potete verificare il vostro stile alimentare e migliorare la dieta a partire da un divertente gioco educativo, dedicato a tutta la famiglia: il Gioco della Piramide Alimentare!

La piramide alimentare può essere costruita in formato 3D insieme a bambini e ragazzi e applicata sul frigo o sulla bacheca della cucina, per ricordare alla famiglia le regole d’oro di una vita sana e attiva: seguite le istruzioni per creare la vostra piramide alimentare da frigo.

Riportiamo il benessere al primo posto con la piramide alimentare del Professor Strampalat!

 

1 Studio svolto dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università della Campania, pubblicato sul Journal of Sleep Research