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Quello che proponiamo oggi è un interessante approfondimento sul tema del confezionamento e distribuzione del latte, tratto dalla Ricerca Scientifica Parmalat.
Buona lettura!

Come viene confezionato il latte?

Dopo la fase di trattamento, si procede al confezionamento. Il contenitore provvede a proteggere il latte dalla ricontaminazione e contribuisce a veicolare informazioni utili per il consumatore.
Oggi, il confezionamento asettico viene effettuato mediante macchine ad elevata tecnologia, nelle quali il latte UHT viene immesso in un contenitore sterile con accorgimenti tali da evitare qualunque contaminazione ambientale.

Nell’ultimo secolo i sistemi di confezionamento del latte hanno subito una notevole evoluzione:

  • Periodo del latte pastorizzato – all’inizio degli anni ’30, con l’introduzione della pastorizzazione, nasce l’era della bottiglia di vetro a rendere, con tappo e/o capsula metallica; tale confezione ha una durata di due giorni a scaffale.
  • Periodo del latte sterilizzato – a soddisfare almeno in parte la domanda potenziale per un latte confezionato e igienicamente sicuro arriva, negli anni ’40, il latte sterilizzato in bottiglia di vetro; più tardi la bottiglia col tappo a corona porterà anche un’etichetta con la marca; il primo mercato di sbocco del latte sterilizzato è quello del sud Italia dove manca, in parte, la produzione agricola e, totalmente, quella industriale.
  • Periodo del latte di carta – all’inizio degli anni ’60 il processo di produzione e commercializzazione del latte alimentare subisce la prima delle più importanti rivoluzioni, rappresentato dal latte confezionato in carta, introdotto sul mercato da Tetra Pak; questo prodotto ha una vita di 3-4 giorni a scaffale.
  • Periodo del latte UHT – è attorno al 1965 che il latte viene sottoposto per la prima volta a sterilizzazione rapida “Ultra Heat Treatment” e direttamente confezionato in Tetra Pak con sistema asettico. » la seconda grande rivoluzione. Il risultato è eccellente: lunga conservazione del prodotto a temperatura ambiente con elevati standard organolettici e nutritivi. Inoltre, nessun vuoto a rendere e minori costi di trasporto e distribuzione.

Oggi il contenitore può essere in poliaccoppiato flessibile (es. tetrabrik®, combibloc®, ecc.) o bottiglia in materiale plastico (polietilene, ecc.).

Il poliaccoppiato è una struttura a strati sovrapposti, che non utilizza collanti, costituita da:

  • carta (75%);
  • polietilene (20%) – il polietilene è uno dei tanti tipi di plastica e di conseguenza deriva dal petrolio; viene consegnato in camion silos per ottimizzare il trasporto e non utilizzare imballaggi;
  • alluminio (5% ) – lo spessore dello strato di alluminio è il più sottile che si possa ottenere oggi: 6.3 micron, circa il 30% in meno di quello che si utilizzava nel 1969; lo spessore dell’alluminio è circa 1/5 dello spessore di un capello.

Gli inchiostri utilizzati nel processo di stampa sono a base d’acqua.

È un contenitore per prodotti a lunga conservazione, in cui ogni strato ha una funzione ben precisa:

  1. Polietilene – protegge contro l’umidità esterna
  2. Carta – dà stabilità e robustezza
  3. Polietilene – strato adesivo
  4. Alluminio – barriera all’ossigeno, alla luce ed altre contaminazioni
  5. Polietilene – strato adesivo
  6. Polietilene – sigilla il liquido all’interno
  • Le bottiglie di plastica (fabbricate in PET), utilizzate per il trasporto di latte fresco, vengono ottenute a partire da preforme soffiate a caldo entro gli stampi della formatrice. Le bottiglie così ottenute vengono avviate con trasporto pneumatico alla riempitrice normalmente rotativa, dove una volta riempite vengono tappate ed etichettate.

Distribuzione del latte confezionato
Anche il trasporto e la distribuzione del latte confezionato hanno subito una notevole evoluzione: dalla distribuzione in secchi e bottiglie si è passati ai moderni mezzi refrigerati, che garantiscono il mantenimento della catena del freddo.